Obesità e rischio di tumore al seno: il legame
- Gruppo Sadel

- 16 ott 2025
- Tempo di lettura: 6 min
Numerose ricerche hanno evidenziato uno stretto legame tra obesità e rischio di sviluppare vari tipi di tumore. Nel caso specifico del tumore al seno, l’eccesso di peso gioca un ruolo significativo soprattutto nelle donne in post-menopausa. In altri termini, una donna che arriva alla menopausa obesa o che prende molto peso dopo la menopausa ha una probabilità sensibilmente maggiore di ammalarsi di carcinoma mammario rispetto a una coetanea di peso normale. Questo collegamento è ormai considerato un importante fattore di rischio modificabile.
Quanto è importante questo effetto? Studi epidemiologici recenti suggeriscono che l’obesità potrebbe essere responsabile di una frazione molto ampia di tumori al seno post-menopausali. Tradizionalmente si stimava che circa 1 caso su 10 (10%) di tumore mammario fosse attribuibile all’eccesso di peso; ma nuove analisi indicano che la quota potrebbe essere ben più alta, fino al 4 casi su 10 (40%) nelle donne dopo la menopausa. Questa differenza è emersa considerando non solo l’indice di massa corporea (BMI), ma misure più accurate di adiposità: il BMI infatti tende a sottostimare il grasso corporeo nelle donne anziane (per la diversa composizione corporea). Utilizzando indici che stimano effettivamente la percentuale di grasso (come l’indice CUN-BAE sviluppato in Spagna), i ricercatori hanno trovato che il contributo dell’obesità al carcinoma mammario ormono-dipendente è molto maggiore di quanto si pensasse. In uno studio spagnolo del 2023, ad esempio, è stato calcolato che circa il 38-42% dei tumori al seno con recettori ormonali positivi in post-menopausa erano associati al grasso corporeo in eccesso, contro il ~20% stimato guardando il solo BMI. Questi dati allarmano perché indicano che l’impatto dell’epidemia di obesità potrebbe essere stato sottovalutato nel suo contributo al cancro al seno.
Perché l’obesità aumenta il rischio di carcinoma mammario (dopo la menopausa)? Le spiegazioni sono diverse e convergenti:
Estrogeni e tessuto adiposo: Dopo la menopausa, le ovaie smettono di produrre estrogeni, ma il corpo continua a generare piccole quantità di estrogeni attraverso un enzima (aromatasi) presente nel tessuto adiposo. In una donna obesa, la massa grassa è ampia e produce quindi una maggior quantità di estrogeni circolanti. Livelli più alti di estrogeni stimolano maggiormente la ghiandola mammaria e possono favorire lo sviluppo di tumori estrogeno-dipendenti. In pratica, il grasso diventa una “fabbrica ormonale” che alimenta il seno di ormoni in eccesso. L’obesità è spesso accompagnata inoltre da iperinsulinemia e resistenza insulinica, che a loro volta aumentano la produzione ovarica di androgeni convertibili in estrogeni. Questo meccanismo spiega perché il rischio è particolarmente legato ai tumori ER positivi: uno studio ha evidenziato che l’aumento di rischio da obesità è quasi doppio per i tumori ormono-sensibili rispetto ai triplo-negativi.
Infiammazione cronica: Il tessuto adiposo viscerale (soprattutto quello addominale) in eccesso secerne citochine infiammatorie e crea uno stato di infiammazione cronica di basso grado nell’organismo. L’infiammazione cronica può danneggiare l’ambiente cellulare e favorire le alterazioni neoplastiche. Nei soggetti obesi si riscontrano livelli elevati di proteina C-reattiva, TNF-α, interleuchine pro-infiammatorie: queste molecole possono promuovere sia la carcinogenesi sia la progressione di eventuali micro-tumori. Un ambiente infiammatorio inoltre rende il sistema immunitario meno efficiente nel sorvegliare ed eliminare cellule potenzialmente maligne.
Insulina e fattori di crescita: L’obesità è spesso associata a insulino-resistenza e livelli elevati di insulina nel sangue. L’insulina, insieme al fattore di crescita IGF-1, ha proprietà pro-proliferative: stimola la crescita cellulare e inibisce la morte programmata delle cellule. Livelli cronicamente alti di insulina/IGF-1 sono stati correlati a maggiore rischio di vari tumori, incluso quello del seno. Le cellule mammarie (normali e tumorali) possiedono recettori per l’IGF-1; un eccesso di questo segnale può favorire la trasformazione e la divisione incontrollata.
Alterazioni metaboliche: L’obesità porta con sé altre condizioni deleterie, come lo stress ossidativo aumentato (per via di un metabolismo energetico alterato) e la diminuzione di fattori protettivi (ad esempio bassi livelli di adiponectina, un ormone prodotto dal grasso che ha azione anti-infiammatoria e sensibilizzante all’insulina). Bassi livelli di adiponectina e alti di leptina (un altro ormone del grasso) sono stati osservati nelle donne obese con carcinoma mammario: la leptina in eccesso può promuovere l’angiogenesi (formazione di vasi sanguigni) e la crescita tumorale.
Tutti questi fattori creano nel corpo di una persona obesa un “terreno fertile” in cui è più facile che una cellula del seno accumuli danni genetici e sfugga ai controlli, formando un tumore. E, come detto, l’effetto è più pronunciato dopo la menopausa perché viene a mancare la regolazione ormonale ovarica e il grasso diventa la fonte principale di estrogeni. Curiosamente, infatti, le donne molto obese prima della menopausa non mostrano un aumento di rischio elevatissimo per tumori al seno (alcuni studi addirittura suggerivano un lieve rischio minore in pre-menopausa per forti obesità, forse per via di cicli anovulatori frequenti); ma questo “vantaggio” è solo temporaneo e ampiamente controbilanciato dal drastico aumento di rischio dopo la menopausa.

Impatto su aspettativa di vita e prognosi: L’obesità non solo aumenta le probabilità di ammalarsi, ma pesa anche sulla prognosi di chi si ammala. Le pazienti con tumore al seno che al momento della diagnosi sono sovrappeso od obese tendono ad avere un andamento clinico peggiore: ad esempio, studi hanno documentato un rischio di mortalità più alto (fino al 30-40% in più) nelle donne obese con carcinoma mammario HER2-positivo o ormono-sensibile rispetto alle normopeso. L’obesità può “penalizzare” l’efficacia delle cure per vari motivi: dosaggio relativo dei farmaci (chemioterapie calibrate sul peso reale possono risultare meno efficaci per alterata farmacocinetica; al contempo alcuni medici in passato sottodosavano per timore di tossicità), difficoltà tecniche in chirurgia o radioterapia, presenza di altre malattie concomitanti (diabete, problemi cardiaci) che complicano il percorso. Inoltre, come detto, le cellule tumorali in un corpo obeso si trovano in un microambiente ricco di fattori di crescita che possono favorire metastasi e recidive. Tutto questo si traduce in un peggior outcome per le donne in sovrappeso. Al punto che, per certe categorie (es. HER2+), l’obesità è stata identificata come fattore prognostico sfavorevole indipendente.
La buona notizia: è un fattore modificabile. A differenza dell’età o della familiarità genetica, l’obesità è un elemento su cui si può intervenire. Prevenire e combattere l’obesità è considerata una priorità nella strategia di prevenzione oncologica. Secondo l’AIOM circa il 23-25% dei casi di tumore al seno è attribuibile a fattori di rischio evitabili come sovrappeso, dieta scorretta, sedentarietà e fumo. Dunque, mantenere un peso sano durante tutta la vita può ridurre significativamente il rischio di cancro al seno. Anche perdere peso dopo la menopausa, se si è obese, potrebbe abbassare il rischio (studi hanno osservato che donne che perdono >5-10% del loro peso dopo i 50 anni vedono ridursi l’incidenza di carcinoma mammario rispetto a chi rimane obesa). Sul piano delle raccomandazioni pratiche, gli esperti consigliano di tenere il proprio BMI tra 18,5 e 24,9, e circonferenza vita sotto 88 cm per le donne, attraverso alimentazione equilibrata e attività fisica regolare. Va poi evitato quell’aumento di peso graduale che spesso avviene dopo i 40-50 anni: anche 5-6 chili in più rispetto al peso dei 20-30 anni possono alzare il rischio.
Inoltre, un aspetto spesso ignorato: l’obesità incide anche su uomini e donne giovani per il cancro al seno. Negli uomini (che possono sviluppare carcinoma mammario seppur raramente), l’obesità è un fattore predisponente perché aumenta gli estrogeni circolanti e causa ginecomastia. Nelle giovani donne in età fertile, come accennato prima, il legame diretto non è fortissimo, ma l’obesità porta spesso a infertilità o a policistosi ovarica con iperestrogenismo, situazioni che a lungo termine possono comunque influire sul seno. E se una giovane con tumore al seno è obesa, il decorso tende a essere più aggressivo.
Riassumendo: il legame obesità-tumore al seno è ben documentato: l’eccesso di grasso corporeo aumenta il rischio(specialmente per i tumori ormono-dipendenti dopo la menopausa) e peggiora la prognosi in caso di malattia. Contrastare l’obesità rientra nelle strategie di prevenzione primaria raccomandate a livello mondiale: l’Organizzazione Mondiale della Sanità e il Codice Europeo contro il Cancro includono il mantenimento di un peso salutare tra le raccomandazioni per prevenire il cancro. Adottare fin da giovani un’alimentazione sana (ad esempio la dieta mediterranea, che è associata anche a minor rischio di obesità) e uno stile di vita attivo è essenziale. E per chi ha già un sovrappeso marcato, dimagrire in modo graduale e controllato apporta molteplici benefici, incluso un possibile abbassamento del rischio oncologico.
In conclusione, “grasso e cancro al seno” sono collegati da un filo sottile ma robusto: spezzare questo filo è possibile attraverso la prevenzione dell’obesità. Questo non significa inseguire modelli estetici, ma puntare a un peso che tuteli la salute. Ogni persona persa nel “club” dell’obesità può significare potenzialmente un caso in meno di tumore. I dati epidemiologici, per quanto preoccupanti, ci indicano dunque una strada chiara: combattere l’obesità è anche combattere il cancro. E questo riguarda non solo la singola persona, ma la società nel suo insieme, con politiche di educazione alimentare, promozione dell’attività fisica e supporto a chi vuole perdere peso.




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