Ipertensione: come riconoscerla e gestirla
- Gruppo Sadel

- 20 nov 2025
- Tempo di lettura: 5 min
L’ipertensione arteriosa – pressione del sangue stabilmente alta – è stata definita il “killer silenzioso” perché spesso non dà sintomi evidenti ma, se non controllata, nel tempo può danneggiare organi vitali come cuore, cervello e reni. Riconoscerla e gestirla è fondamentale per prevenire gravi eventi cardiovascolari (infarto, ictus).
Valori normali e alterati: La pressione arteriosa si esprime con due numeri (sistolica “massima” e diastolica “minima”, in mmHg). Si considera ottimale circa 120/80 mmHg. Si parla di ipertensione in genere quando i valori a riposo superano stabilmente 140/90 mmHg (gradi più alti se >160/100 ecc.). Esiste anche una fase detta “pre-ipertensione” o pressione alta-normale (tra 130-139 la massima o 85-89 la minima) che già merita attenzione. Molte persone scoprono di essere ipertese solo durante controlli di routine, perché spesso non avvertono alcun disturbo.
Possibili sintomi: In realtà, l’ipertensione di per sé in molti casi non dà sintomi. Talvolta però, soprattutto se i valori sono molto alti, possono presentarsi: mal di testa (soprattutto al mattino, localizzato alla nuca), capogiri, senso di ronzio alle orecchie (acufeni), stanchezza, palpitazioni o naso che sanguina. Questi segnali non sono specifici (possono avere tante cause), ma se ricorrenti meritano una misurazione pressoria. Anche viso arrossato e caldo può essere un indizio in alcuni. Tuttavia, molte persone ipertese vivono per anni senza sintomi e si accorgono del problema magari solo quando subiscono una complicanza (es. un infarto). Ecco perché è importante fare controlli periodici, soprattutto dopo i 40 anni o se si hanno fattori di rischio.
Come si diagnostica: Misurare la pressione è semplice e rapido. Può farlo il medico o anche a casa con apparecchi automatici. Per diagnosi certa, la pressione va rilevata in diverse occasioni, in condizioni di riposo (seduti da 5 minuti, braccio appoggiato), perché può variare molto. Spesso il medico richiede un Holter pressorio 24h, un dispositivo che misura la pressione a intervalli regolari per un giorno intero, per confermare l’ipertensione e valutarne l’andamento. Inoltre, farà eseguire esami del sangue (per vedere colesterolo, glicemia, funzionalità renale) ed eventualmente un ECG, per individuare eventuali danni d’organo o cause secondarie.

Perché è pericolosa l’ipertensione non trattata?
Perché affatica il cuore (che pompa contro una resistenza maggiore), favorendo ingrossamento del cuore e insufficienza cardiaca; danneggia le arterie di tutto il corpo, accelerando l’aterosclerosi e potendo causare rotture di vasi (come nell’ictus emorragico). È il principale fattore di rischio per ictus cerebrale e uno dei maggiori per infarto del miocardio. Può portare a insufficienza renale danneggiando i reni e a retinopatia ipertensiva negli occhi (problemi di vista). Insomma, se ignorata, col tempo l’ipertensione “logora” organi vitali
Gestire l’ipertensione:
Stile di vita: È la prima linea di intervento, fondamentale anche se si assumono farmaci. Le misure principali:
Ridurre il sale nella dieta: un consumo eccessivo di sodio fa aumentare la pressione. L’OMS consiglia meno di 5 grammi di sale al giorno (circa un cucchiaino). Occorre limitare alimenti molto salati (snack, insaccati, formaggi stagionati, cibi pronti) e non aggiungere troppo sale a tavola, magari usando spezie ed erbe aromatiche per insaporire.
Controllare il peso: il sovrappeso contribuisce all’ipertensione. Dimagrire anche di pochi chili può abbassare significativamente i valori pressori. In chi è obeso, perdere il 5-10% del peso produce benefici notevoli.
Attività fisica regolare: fare movimento aerobico (camminata, corsa leggera, ciclismo, nuoto) per almeno 30 min al giorno aiuta ad abbassare la pressione in modo naturale e rinforza il cuore. Evitare però sforzi isometrici intensi senza controllo (es. sollevamento pesi molto pesanti con apnea), che possono far impennare la pressione momentaneamente.
Dieta sana: privilegiare frutta, verdura, cereali integrali, pesce e carni magre. La cosiddetta dieta DASH (simile alla mediterranea) ricca di potassio, magnesio, fibre e povera di grassi saturi è provata per ridurre la pressione. Alcuni alimenti amici: kiwi, banane, verdure a foglia (per potassio), frutta secca non salata (in quantità moderate), legumi.
Limitare alcol e fumo: l’alcol in eccesso alza la pressione – meglio non superare 1-2 unità al giorno (un bicchiere di vino). Il fumo di sigaretta danneggia i vasi e accentua il rischio cardiovascolare: smettere di fumare è uno step essenziale.
Gestire lo stress: stress emotivo prolungato può contribuire a picchi ipertensivi. Tecniche di rilassamento, yoga, o anche passeggiate nella natura possono aiutare. Garantirsi un sonno adeguato è pure importante, poiché la deprivazione di sonno può peggiorare ipertensione.
Terapia farmacologica: Se dopo alcuni mesi di correzione dello stile di vita la pressione resta alta, o se i valori iniziali erano molto elevati, il medico prescriverà farmaci antipertensivi. Ne esistono diverse classi: diuretici (favoriscono l’eliminazione di sodio e acqua), ACE-inibitori e sartani (rilassano i vasi e proteggono cuore e reni), beta-bloccanti (rallentano la frequenza cardiaca), calcio-antagonisti (dilatano le arterie) ecc. Spesso serve una combinazione di più farmaci a basse dosi per ottenere un controllo ottimale. È cruciale essere aderenti alla terapia, cioè prendere le pillole tutti i giorni come indicato, anche quando ci si sente bene – ricordando che l’obiettivo è prevenire i danni silenziosi. Se un farmaco dà effetti collaterali, parlarne col medico: c’è margine per aggiustare terapie e dosaggi, ma non bisogna sospendere di testa propria.
Automonitoraggio: Molti pazienti ipertesi tengono un misuratore a casa e controllano la pressione periodicamente. Ciò è utile per capire se la terapia funziona e anche per responsabilizzarsi. Va fatto però correttamente (misurare sempre in condizioni paragonabili, seduti, dopo qualche minuto di riposo, possibilmente al mattino e alla sera per qualche giorno e riportare i valori al medico). Attenzione a non farsi prendere dall’ansia controllandola troppo spesso o in momenti inappropriati.
Follow-up medico: L’ipertensione richiede un rapporto costante col medico curante o cardiologo. Andranno monitorati anche parametri come la funzionalità renale, i livelli di potassio (alcuni farmaci li influenzano), glicemia, colesterolo – perché spesso l’ipertensione si associa ad altri fattori di rischio. Potrebbe essere necessario un ECG o ecocardiogramma periodico per valutare lo stato del cuore, e un esame del fondo oculare per controllare i vasi della retina.
Riconoscere un’ipertensione fuori controllo: Se un iperteso ben noto inizia ad accusare mal di testa forti, disturbi visivi (vista offuscata), confusione, dolore toracico o respiro corto, potrebbe trattarsi di una crisi ipertensiva (pressione salità a livelli pericolosi >180/120). È una situazione che richiede assistenza medica immediata.
In generale comunque, prevenire è meglio: misurare la pressione almeno una volta l’anno dopo i 40 (o prima se fattori di rischio) è una buona prassi. Se scopri di avere la pressione alta, non farti prendere dallo sconforto: oggi abbiamo tutti gli strumenti per gestirla e vivere una vita normalissima. Con alcune abitudini sane e, se necessario, la terapia, l’ipertensione può essere tenuta sotto controllo evitando quelle serie conseguenze che altrimenti, a lungo andare, potrebbero presentarsi.




Commenti