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Importanza della diagnosi precoce in età anziana

  • Immagine del redattore: Gruppo Sadel
    Gruppo Sadel
  • 18 dic 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Con l’avanzare dell’età aumentano le probabilità di sviluppare tumori, malattie cardiovascolari e altre patologie croniche. Gli anziani non sempre percepiscono la necessità di sottoporsi a controlli periodici, spesso perché si sentono bene o per timore di diagnosi pesanti. Tuttavia, individuare un problema in fase iniziale permette di intervenire tempestivamente, migliorando la prognosi e la qualità della vita. La diagnosi precoce diventa quindi uno strumento essenziale per la salute nella terza età.


Perché la diagnosi precoce è cruciale

Le statistiche mostrano che la probabilità di ammalarsi di cancro dopo i 70 anni è molto più alta rispetto ai decenni precedenti. Un tumore diagnosticato in fase precoce può essere trattato con terapie meno aggressive e offre maggiori probabilità di guarigione. Lo stesso vale per molte malattie cardiache, metaboliche e degenerative: monitorare i valori di pressione, glicemia e colesterolo consente di adottare cambiamenti nello stile di vita o terapie mirate prima che compaiano complicanze gravi. Purtroppo molte persone arrivano tardi alla diagnosi perché non presentano sintomi evidenti o li considerano “normali segni dell’età”.

Screening e controlli raccomandati

  • Tumori femminili: le donne over 50 dovrebbero aderire allo screening mammografico ogni due anni fino ai 69 anni, poi con frequenza annuale. È importante anche continuare il Pap‑test o il test HPV fino ai 64 anni per prevenire il carcinoma della cervice. In presenza di familiarità o sintomi sospetti, il medico può consigliare controlli più ravvicinati.

  • Tumori maschili: gli uomini dovrebbero effettuare una visita urologica periodica dopo i 50 anni (anche prima se hanno parenti con carcinoma prostatico precoce) per valutare la necessità del dosaggio del PSA e l’esplorazione della prostata. L’autopalpazione dei testicoli, appresa da giovani, rimane utile per familiarizzare con il proprio corpo e segnalare eventuali noduli.

  • Screening del colon-retto: per uomini e donne tra 50 e 69 anni (in alcune regioni fino a 74 anni) è offerta la ricerca del sangue occulto nelle feci ogni due anni. In caso di positività, viene eseguita una colonscopia che permette di identificare e asportare polipi precancerosi. In presenza di familiarità, malattie infiammatorie intestinali o sintomi intestinali persistenti, il medico può suggerire un monitoraggio più stretto.

  • Altri esami: il monitoraggio della pressione arteriosa, della glicemia e dei lipidi dovrebbe essere eseguito almeno una volta l’anno. Una visita cardiologica con elettrocardiogramma è indicata per chi presenta fattori di rischio o sintomi. L’osteoporosi, frequente dopo la menopausa e negli uomini anziani, può essere indagata con una densitometria ossea (MOC). Sono consigliate anche visite oftalmologiche e audiometriche per preservare vista e udito.

Superare le barriere

Molti anziani non partecipano agli screening per motivi pratici (difficoltà a spostarsi), per mancanza di informazioni o per timore dei risultati. In questi casi, il supporto dei caregiver e la consulenza del medico di famiglia sono decisivi. Programmare insieme i controlli, aiutare nella logistica e fornire spiegazioni chiare sui benefici degli screening favorisce l’adesione. È importante ricordare che essere in salute non significa evitare i controlli: al contrario, i controlli servono proprio a conservare lo stato di benessere più a lungo.

 
 
 

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