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STORIA DELLA MENINGITE

La meningite è una grave malattia che colpisce le meningi, cioè le membrane che rivestono il cervello e il midollo spinale. La forma più pericolosa per l'uomo è quella batterica, che può essere causata da diversi patogeni: il più temuto è il Neisseria meningitidis nei suoi diversi sierogruppi (A, B, C, W, X e Y), responsabili di numerose epidemie in tutto il mondo. Dalla seconda metà del XIX secolo, quando la malattia è stata compresa nella sua natura infettiva ed epidemica, a oggi, la conoscenza scientifica su questa patologia infiammatoria è molto cresciuta e sono stati compiuti enormi progressi nelle terapie e nelle misure di prevenzione e sorveglianza. La meningite rappresenta ancora una minaccia globale, ma in molti Paesi la sua diffusione si è ridotta grazie a massicce campagne di vaccinazione e l'Organizzazione Mondiale della Sanità punta a debellarla entro il 2030. In attesa che questo traguardo venga raggiunto, ripercorriamo la storia di questa malattia.

Alle origini della meningite: la scoperta della malattia

Era il 1887 quando il batteriologo austriaco Anton Weichselbaum identificò i batteri meningococcici come causa della meningite: dimostrò, cioè, per la prima volta, che esisteva una relazione tra il Neisseria meningitidis e questa malattia.

La più completa descrizione della meningite si deve, tuttavia, al medico Gaspard Vieusseuxche, dopo l'epidemia del 1805 nella città svizzera di Ginevra, comprese il carattere epidemico e fornì un quadro clinico approfondito della sepsi meningococcica, battezzandola "febbre cerebrale maligna non contagiosa". Viesseux, tuttavia, non capì quali fossero i meccanismi alla base della trasmissione della malattia: ipotizzò, infatti, che la meningite si diffondesse a causa dell'"aria cattiva", non per contagio da persona a persona.

Un altro tassello importante nella storia di questa patologia è frutto del lavoro del medico tedesco Heinrich Quincke, che nel 1890 utilizzò per la prima volta la puntura lombare su un paziente con sospetta meningite: questa tecnica, che consiste nel prelievo di un campione di liquido cerebrospinale, è ancora oggi l'unico strumento diagnostico in grado di confermare in via definitiva la presenza della malattia.

L'evoluzione dei trattamenti

Dopo aver colpito la città di Ginevra, nell'Ottocento la meningite attraversò l'Atlantico facendo registrare i primi casi negli Stati Uniti, mentre nel 1840 si verificò la prima epidemia in Africa. Nel primo decennio del Novecento, il tasso di mortalità per malattia meningococcica non trattata era del 75-80%.

La prima terapia efficace per questa patologia fu messa a punto nel 1906 dal medico statunitense Simon Flexner: si deve a lui la produzione di un siero anti-meningococcico, basato su anticorpi inizialmente ricavati da sangue di cavallo e successivamente da pazienti in convalescenza dalla malattia, che divenne la terapia raccomandata per proteggere dal contagio chi era stato a contatto con persone infette.

I sieri rimasero la terapia d'elezione fino agli anni '30 del XX secolo, quando la scienziata americana Sara Branham capì che i sulfamidici erano più efficaci contro i batteri meningococcici: il loro utilizzo portò a una significativa diminuzione del tasso di mortalità per meningite in un periodo, come quello della prima e della seconda guerra mondiale, in cui l'impatto della malattia da meningococco sulle forze militari era molto pesante.

La meningite, che prima dell'introduzione dei sieri anti-meningococco e dei sulfamidici era spesso fatale, divenne curabile. La scoperta della penicillina e l'avvento degli antibiotici segnarono un ulteriore passo avanti nel trattamento di questa patologia, dotando la comunità scientifica e medica di una terapia che, se somministrata in modo tempestivo, può scongiurare le conseguenze più gravi della meningite, dalla disabilità al decesso.

Le epidemie di meningite e il loro impulso alla vaccinazione

Sul fronte della prevenzione, la messa a punto di vaccini contro la meningite batterica (https://www.ambimed-group.com/it/meningite-batterica-perche-e-importante-vaccinarsi)  ha rappresentato una vera svolta nella lotta a questa patologia. È il caso dell'Hib, un vaccino polisaccaridico utilizzato per l'immunizzazione contro la meningite causata dall'Haemophilus influenzae di tipo B: introdotto in molti Paesi, compresa l'Italia, nel corso degli anni Novanta del XX secolo, grazie alla vaccinazione di routine dei neonati ha permesso di porre un argine alla diffusione di quella che, fino ad allora, rappresentava la forma di meningite più comune nei bambini.

Lo stesso vale per i vaccini contro la meningite da Neisseria meningitidis, responsabile di svariate epidemie che si sono verificate nel corso dei decenni e alla base dell'ancora oggi elevatissima diffusione di questa patologia. Nel 1999, il Regno Unito è stato il primo Paese a introdurre il vaccino coniugato contro il meningococco C (MenC), che ha portato quasi ad azzerare l'incidenza della malattia in tutte le fasce di età. Proprio alcune epidemie di meningite hanno dato impulso alla messa a punto di nuovi vaccini e all'introduzione di obblighi vaccinali che, attraverso vaccinazioni di massa, hanno contribuito a massimizzare l'efficacia di questa misura preventiva, come accaduto in Africa e in Arabia Saudita.

Il rischio meningite nella "cintura africana"

Nel continente africano, la malattia è particolarmente diffusa nella cosiddetta "cintura della meningite", una regione subsahariana che copre 26 Paesi, si estende dal Senegal all'Etiopia ed è caratterizzata da epidemie stagionali. In questa zona, storicamente, la meningite meningococcica di tipo A rappresentava l'80-85% di tutti i casi. Poi, in seguito all'epidemia del 1996, è stato sviluppato il vaccino coniugato meningococcico A (NmA), il primo creato appositamente per l'Africa: la sua introduzione nelle campagne preventive di massa (dal 2010) e nei programmi di immunizzazione di routine (dal 2016) ha portato a una riduzione di oltre il 99% di questa forma di meningite nella cintura africana, dove comunque resta alto il pericolo legato ad altri sierogruppi meningococcici, in particolare il C (NmC). Per questa ragione, lavaccinazione https://www.ambimed-group.com/it/vaccinazioni-per-viaggi-all-estero-quali-sono-obbligatorie-e-consigliate contro il meningococco è facoltativa ma consigliata ai viaggiatori che si spostano verso quei territori, soprattutto in caso di contatti stretti con la popolazione locale.

Arabia Saudita: la minaccia legata ai pellegrinaggi alla Mecca

Anche in Arabia Saudita esiste un rischio epidemico costante legato al pellegrinaggio Hajj, uno dei pilastri della religione islamica che ogni anno porta musulmani da tutto il mondo alla Grande Moschea della Mecca. Nel 1987, proprio dopo il pellegrinaggio, è stata registrata un'epidemia di meningite causata dal batterio Neisseria meningitidis di sierogruppo A, lo stesso che negli anni successivi ha flagellato la popolazione della cintura africana. Anche durante l'Hajj del 2000 un'epidemia di malattia meningococcica, stavolta provocata per lo più dal sierogruppo W-135, ha coinvolto l'Arabia Saudita, con casi che sono stati registrati in tutto il mondo tra i pellegrini di ritorno dalla Mecca.

Proprio in considerazione dell'elevato pericolo di epidemie associate a questo pellegrinaggio, le autorità saudite richiedono ai viaggiatori internazionali in arrivo nel Paese il certificato di vaccinazione menigococcica, che deve essere effettuata almeno 10 giorni prima della partenza con vaccino quadrivalente (ACYW) polisaccaridico o coniugato.

L'impegno dell'OMS per un mondo "meningite-zero"

Attualmente, come sottolinea l'Organizzazione Mondiale della Sanità, per quanto l'impatto della meningite si faccia sentire soprattutto nella cintura dell'Africa subsahariana, questa malattia infettiva continua a rappresentare una minaccia a livello mondiale, con epidemie che, negli ultimi dieci anni, hanno colpito diversi Paesi, dal Niger al Cile. La sua diffusione ancora elevata ha messo in evidenza la necessità di un approccio globale alla sorveglianza e alla prevenzione della meningite, che non viene affrontata con misure omogenee dai diversi Stati nonostante rappresenti ovunque un grave problema di sanità pubblica. Da questa consapevolezza è nato l'impegno dell'OMS per sconfiggere la meningite entro il 2030 mediante l'attuazione di una precisa road map. Sono tre gli ambiziosi obiettivi da raggiungere:

  • fermare le epidemie di meningite batterica;

  • dimezzare i casi grazie alla vaccinazione e ridurre del 70% i decessi;

  • porre un freno alla disabilità provocata dalla malattia e migliorare la qualità della vita delle persone colpite.




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