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  • Immagine del redattoreGruppo Sadel

FEBBRE DI LASSA

Scoperta nel 1969 in Nigeria e presente in diversi Paesi dell’Africa occidentale (con alcuni casi registrati a seguito di viaggi in queste aree endemiche in diversi Paesi come Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Paesi Bassi, Israele, Svezia e Germania), la febbre di Lassa è una malattia di origine virale che pende la forma di febbre emorragica potenzialmente letale.

CAUSE

La malattia è causata dal virus dellafebbre di Lassa (LSAV). Si tratta un virus a RNA bipartito a singolo filamento appartenente alla famiglia Arenaviridae.

Una caratteristica importante è l’elevata variabilità genetica di alcuni ceppi del virus, capaci di evolversi e mutare nel tempo. Questa variabilità è rilevante per la progettazione di strumenti diagnostici e per lo sviluppo di un vaccino universale che possa essere utilizzato in diversi contesti geografici indipendentemente dal ceppo circolante. I diversi ceppi influenzano anche la sintomatologia e la gravità dell’infezione.

Il serbatoio animale per LASV è tipicamente il "ratto multimamma" Mastomys natalensis, roditore del genere Mastomys onnipresente nell'Africa occidentale: l’infezione colpisce l’utero dei roditori che ne rimangono affetti per il resto della loro vita. Questi ratti non si ammalano, ma continuano a rilasciare il virus nelle urine e nelle feci.

Sebbene M. natalensis sia considerato il serbatoio naturale di LASV, esistono anche altri serbatoi di roditori (Mastomys erythroleucus e Hylomyscus pamfi) che scoperte di recenti hanno individuato tra i responsabili della distribuzione della Febbre di Lassa.

TRASMISSIONE

La trasmissione avviene principalmente per contatto diretto o indiretto con roditori infetti. Durante la stagione secca i roditori Mastomys invadono le case abitate in cerca di cibo e l’uomo si espone all'infezione da LSAV tramite il contatto di urina, feci, sangue o carne di roditori Mastomys infetti. Si pensa che l'infezione derivi dall'inoculazione diretta delle membrane mucose o dall'inalazione di aerosol prodotti quando i roditori urinano o defecano. La frequenza di infezione relativa a queste modalità di trasmissione rimane sconosciuta.

La trasmissione da persona a persona avviene solitamente tra individui che vivono in abitazioni sovraffollate, in un contesto di assistenza a persone malate o in individui coinvolti in pratiche di sepoltura. LASV si può anche trasmettere attraverso il contatto diretto con il sangue, l'urina, le feci o altre secrezioni corporee o ancora tramite l'inoculazione accidentale con aghi appuntiti e il contatto con apparecchiature contaminate.

Sono stati segnalati casi di trasmissione sessuale avvenuta mesi dopo la guarigione da una malattia acuta.

La febbre di Lassa può colpire tutti i gruppi di età ed entrambi i sessi, nei soggetti pediatrici si verifica più comunemente nei bambini maschi per ragioni ancora sconosciute.


SINTOMI

Il periodo di incubazione della febbre di Lassa varia da 2 a 21 giorni. I sintomi sono in genere lievi (cosa che complica la diagnosi), con un esordio graduale caratterizzato da sintomi aspecifici come febbre, debolezza generale, malessere e cefalea.

Dopo alcuni giorni, i sintomi si acutizzano e seguono mal di gola, dolore muscolare, dolore toracico, nausea, vomito, diarrea, tosse, artralgia, dolore all'addome e alla schiena.

Fino a un quinto degli individui infetti ha registrato una progressione sfociata in sintomi più gravi come gonfiore del viso, lividi, difficoltà respiratoria, epatite, insufficienza renale, convulsioni, tremori, disturbi dell'andatura, disorientamento, perdita di coscienza e sanguinamento dalla mucosa della bocca, del naso, della vagina o del tratto gastrointestinale. Il sanguinamento è una caratteristica riportata dal 30% dei pazienti con febbre di Lassa.

I casi più gravi di LASV manifestano infine coagulazione eccessiva, versamento pleurico o pericardico (accumulo di liquido attorno ai polmoni o al cuore), aborto spontaneo, insufficienza renale, insufficienza multiorgano, shock ipovolemico (riduzione improvvisa del volume di sangue in circolo) simile alla sepsi, mal di testa e sordità bilaterale o unilaterale.

Il tasso di mortalità si attesta attorno al 30% nei bambini con edema generalizzato, distensione addominale e sanguinamento. Sono in corso studi genetici e immunologici per comprendere meglio l’evoluzione della malattia e i meccanismi difensivi alla base della febbre di Lassa.

La febbre di Lassa che si verifica durante la gravidanza può causare malattie gravi, alti tassi di mortalità materna nel terzo trimestre e aborto spontaneo, con una mortalità stimata del 95% nei feti.

DIAGNOSI

L'identificazione precoce dei pazienti con febbre di Lassa è fondamentale per massimizzare il beneficio della terapia antivirale disponibile e per istituire misure di controllo delle infezioni.

I sintomi aspecifici rendono la febbre di Lassa di difficile distinzione da altre comuni cause microbiche endemiche come malaria, shigellosi, febbre tifoidee altre febbri emorragiche virali come la malattia da virus Ebola e la febbre gialla, entrambe endemiche dell'Africa occidentale.

Sono disponibili una gamma di test diagnostici da coltura cellulare, test di immunofluorescenza, test di fissazione del complemento, test di immunoassorbimento enzimatico per antigeni LASV e anticorpi IgM, reazione a catena della polimerasi con diversi test e target, test a flusso laterale e altri test rapidi.

Attualmente per la diagnosi si utilizzano principalmente i test di biologia molecolare, amplificando l’acido nucleico estratto dai materiali biologici mediante RT-PCR classica o Real-Time.

TRATTAMENTO

La terapia di supporto è importante; deve essere mantenuto un adeguato equilibrio idrico ed elettrolitico, una buona ossigenazione e un controllo della pressione sanguigna. Talvolta, per mantenere la funzione renale, è necessaria la dialisi. Le infezioni batteriche secondarie devono essere trattate con antibiotici.

La terapia antivirale specifica con l'agente antivirale ribavirina può migliorare l'esito del trattamento se somministrata tempestivamente nel corso della malattia. Tuttavia, sebbene la ribavirina sia stata ampiamente utilizzata per il trattamento e come profilassi post-esposizione, il trattamento della febbre di Lassa con ribavirina è ancora in fase di studio.

Tra le terapie più recenti va ricordato il favipiravir, inibitore dell'RNA ad ampio spettro contro i virus dell'RNA, che ha dimostrato di ridurre la viremia LASV in modelli animali.

PREVENZIONE

Nelle aree a rischio va evitato il contatto con i roditori Mastomys per ridurre il rischio di trasmissione di LASV all'uomo. Le misure da adottare in questi casi sono la collocazione del cibo in contenitori a prova di roditore, la pulizia della casa e dell'ambiente circostante, in generale tentare di ridurre le popolazioni di roditori e il contatto con i loro escrementi o urina.

La stretta aderenza alle precauzioni standard di prevenzione e controllo delle infezioni è obbligatoria per la prevenzione della diffusione dell'infezione umana da LSAV negli ambienti sanitari, in particolare quando si trattano pazienti con febbre di origine indeterminata e sospette febbri emorragiche virali nelle aree endemiche. Tali misure includono l'igiene di base delle mani, l'igiene respiratoria, l'uso di dispositivi di protezione individuale e pratiche di iniezione sicure.

Attualmente non esistono vaccini efficaci per la febbre di Lassa, ma ce ne sono diversi fase di sviluppo, tra cui LASSARAB e un LASV ricombinante inattivato. Il vaccino ricombinante contro il virus della stomatite vescicolare (VSV) che esprime la glicoproteina LASV (VSV-LASV-GPC) è tra i principali candidati sviluppati finora ed è destinato a uno sviluppo accelerato da parte della Fondazione “The Coalition for Epidemic Preparedness Innovations” che sta supportando lo sviluppo di candidati al vaccino Lassa.




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